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Illness and pain are sad realities of our human condition. Until the resurrection, our health is liable to deteriorate, and consequently, we experience pain and discomfort. In other words, we suffer. For many, suffering is a meaningless evil to be avoided at all costs. Yet, from another perspective, suffering is the price that one must pay to gain wisdom. Suffering can be good or evil, depending on how we understand it. Of course, this truth must be learned when we are not suffering. We must be convinced of this fact before we enter the trial or ordeal. Otherwise our emotions and our pain will overwhelm us. St. Paul understood a deeper meaning of suffering. It not only confers wisdom, but it can be transformed into something that brings about good (2 Cor. 12:7-10):
“Therefore, that I might not become too elated, a thorn in the flesh was given to me, an angel of Satan, to beat me, to keep me from being too elated. Three times I begged the Lord about this, that it might leave me, but he said to me, ‘My grace is sufficient for you, for power is made perfect in weakness.’ I will rather boast most gladly of my weaknesses, in order that the power of Christ may dwell with me. Therefore, I am content with weaknesses, insults, hardships, persecutions, and constraints, for the sake of Christ; for when I am weak, then I am strong.” St. Paul learned that in weakness there is strength from God. Suffering teaches us reality. We are human. We do not control the universe. We do not even control our own bodies. Pain is a signal, a reminder, that there is much that does not obey our will or our desires. Rather beyond what medicine can treat, we should learn to live in peace with pain and suffering through acceptance and transformation.
Acceptance means recognizing that in moments of trials and ordeals we need to turn to the Lord. Transformation means what we can do with suffering when we are in the Lord. To illustrate this point, we turn to a passage in St. Paul’s Letter to the Colossians: (“Now I rejoice in my sufferings for your sake, and in my flesh I am filling up what is lacking in the afflictions of Christ on behalf of his body, which is the church.”) (Col. 1:24)
To suffer in the Lord and with the Lord means to transform suffering from a meaningless evil into a salvific grace for the sake of the Church, that Mystical Body of Christ. Remember, through Baptism we are bound together as one Body with Christ as our Head and we his Body (cf., 1. Cor 12:12-31).
Therefore, when we are sick or ill or in pain or suffering, we can transform this meaningless evil into a salvific grace to aid other people. We can “offer it up” to God because we share in the royal priesthood of Jesus Christ.

 

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La malattia ed il dolore sono la triste realtà della nostra umanità. Fino alla risurrezione, la nostra salute rischia di deteriorarsi e, di conseguenza, proviamo dolore e disagio. In altre parole, noi soffriamo. Per molti, la sofferenza è un male senza senso da evitare a tutti i costi. Eppure, da un'altra prospettiva, la sofferenza è il prezzo che bisogna pagare per ottenere la saggezza. La sofferenza può essere buona o cattiva, secondo come noi lo intendiamo. Naturalmente, questa verità deve essere imparata quando non stiamo soffrendo. Dobbiamo essere convinti di questo fatto prima di entrare nel processo o prova. In caso contrario, le nostre emozioni e il nostro dolore ci sopraffanno.
San Paolo ha capito un significato più profondo della sofferenza. Non solo conferisce la saggezza ma può essere trasformata in qualcosa di buono (2 Cor. 12:7,10):
“Mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non cada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: ‘Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza’. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte. San Paolo ha imparato che nella debolezza c'è la forza
da Dio. La sofferenza ci insegna la realtà. Siamo esseri umani. Noi non controlliamo l'universo. Non dobbiamo nemmeno controllare i nostri corpi. Il dolore è un segnale, un richiamo, che c'è molto che non obbedisce la nostra volontà o ai nostri desideri. Piuttosto al di là di ciò che la medicina può curare, dovremmo imparare a vivere in pace con il dolore e la sofferenza attraverso
l'accettazione e la trasformazione. Accettazione significa riconoscere che nei momenti di prove e tribolazioni dobbiamo rivolgerci al Signore. Trasformazione significa che cosa possiamo fare con la sofferenza quando siamo nel Signore. Per illustrare questo punto, ci rivolgiamo a un passaggio San Paolo nella Lettera ai Colossesi: (“Perciò sono lieto delle sofferenzeche sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa.”) (Col. 1:24)

A soffrire per il Signore e con il Signore significa a trasformare la sofferenza di un male senza senso in una grazia salvifica per il bene della Chiesa, di quel Corpo mistico di Cristo. Ricordate, mediante il Battesimo siamo legati insieme come un solo corpo con Cristo come nostro Capo e noi il suo Corpo (cfr, 1. Cor 12,12-31). Quindi, quando siamo malati o in dolore o sofferenza, possiamo trasformare questo male senza senso a una grazia salvifica per aiutare altre persone. Possiamo offrirlo a Dio, perché condividiamo il sacerdozio regale di Gesù Cristo.